Signor Allen

luglio 28, 2008

Essere avanti

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 10:29 pm

Sto scrivendo con l’applicazione wordpress per Iphone(anche se posseggo un Ipod Touch con firmware 2.0).Sono in vacanza all’estero?No…sono nel buio di camera mia che guardo la tv e mi faccio mangiare dalle zanzare. Sono troppo avanti!

luglio 18, 2008

Scommessa vincente

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 12:26 pm
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Non lo dite a nessuno, ma vi passo una scommessa per la Snai, o Bet and Win, o ovunque vi piaccia giocare i vostri (pochi, spero per voi) eurini. Evento: prossimo gran premio MotoGp. Pole Position: Riccò.

luglio 16, 2008

Leggende metropolitane

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 6:01 pm
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Vado pazzo per le leggende metropolitane. Copincollo da Repubblica.it ….

Delle due l’una: o l’orologio dell’iPhone ha un problema serio, o Steve Jobs vuole comunicarci qualcosa. Altrimenti perchè, è la domanda che circola in rete rimbalzando da un blog all’altro, nelle foto e nei video ufficiali l’ultimo gioiellino di casa Apple segna sempre le 9 e 42? Domanda oziosa, si dirà. Ma se è vero che il telefonino delle meraviglie ha appena festeggiato un milione di esemplari venduti in un solo fine settimana, ci deve pur essere una schiera di infelici che l’iPhone vorrebbe possederlo, ma non può. E allora, come spesso capita in questi casi, si consola con foto e video. A furia di bramare, più d’uno si è accorto di quei tre numeri che ricorrevano ossessivamente in ogni immagine. E siccome su internet ogni segno nasconde un complotto, ci vuol niente a passare da un orologio rotto alla fine del mondo. “9+4=13. 13×2=26. 2×6=12. La 12° lettera dell’alfabeto è la L. L=Life (vita). Vita=Morte. Morte=Fine del mondo”, è l’inesorabile equazione che si legge tra i commenti di un articolo dedicato all’argomento. Una burla, ovviamente. Ma anche la dimostrazione di come qualunque cosa esca dai laboratori di Cupertino abbia il magico dono di gonfiarsi a dismisura, diventando argomento di conversazione, evento in sé. D’altra parte, il dibattito sul mistero delle 9 e 42 va avanti da oltre un anno, da quando fu presentato il primo iPhone. E Apple, che in queste cose da marketing virale ci sguazza con sapienza, non si è mai curata di fornire una spiegazione ufficiale, lasciando che il popolo dei maniaci della mela si sbizzarrisse con ogni sorta di teoria. Qualcuno ha scomodato Matteo 9:42 (“Chi scandalizza uno di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare”), altri hanno pensato a una misura anti-truffa (qualunque materiale iPhone con un orario diverso non è ufficiale). La più convincente è l’ipotesi secondo la quale l’ossessione dell’ora sia una sorta di celebrazione perpetua di un anniversario: il primo iPhone venne annunciato alle 9,42 del 9 gennaio 2007. Come sempre, la spiegazione più logica è anche la meno divertente.

luglio 15, 2008

Ancora su Eluana

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 12:47 pm
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I padroni della vita

da La Repubblica del 10 luglio 2008, pag. 1

di Adriano Sofri

Quanti modi ci sono di essere padri. C’è l’avviso terribile che il vecchio Taras Bul’ba pronuncia all’indirizzo del figlio: “Io ti ho dato la vita, e io te la tolgo”. Padri cosacchi di tanti secoli fa, persuasi di aver messo loro al mondo i figli, e di dover punire il loro tradimento levandoli dal mondo. Ce ne sono ancora tanti, padri così. E madri silenziose, invisibili. Ieri, quando la sentenza di una Corte d’appello, preparata da un orientamento della Cassazione, ha liberato due cittadini italiani dall’incubo più sconvolgente che possa sperimentare persona umana, il padre di Eluana – possiamo chiamarla tutti così, con una confidenza affettuosa, almeno a questo sono serviti sedici anni di agonia – ha risposto a chi gli chiedeva che cosa sarebbe avvenuto adesso: “La medicina l’ha fatto, la medicina metterà fine”. La medicina ha preteso di darle la vita, la medicina gliela toglierà. In realtà, una medicina piegata a un assolutismo dell’autorità statale e della morale dogmatica e delle procedure di routine ha finto una vita e ha negato la morte che era sua – “l’ora della nostra morte” – a una giovane donna, emulando, contro il fine cui medicina e amore per il prossimo devono ispirarsi, la ferocia patriarcale di un atman cosacco. Il signor Beppino Englaro e la sua moglie erano restati per più di due anni, giorno e notte, al capezzale della loro figlia meravigliosa, “la creatura più splendida che abbia conosciuto”, come dice il padre. Poi, quando non c’è stata più speranza, per quattordici anni – quattordici anni – hanno chiesto alla società e alle sue autorità, mediche, giudiziarie, di opinione, di riconoscere due cose incontrovertibili. Che lo “stato vegetativo” di Eluana era irreversibile, e che dunque qualsiasi cura non era che accanimento straordinario, protrazione di un’agonia senza scampo. E che Eluana aveva espresso lucidamente e inequivocabilmente la propria volontà, quando il destino l’aveva portata, nella stessa rianimazione che avrebbe accolto lei, a misurarsi con la disgrazia di un giovane amico. Per quattordici anni, e una tormentosa sequela di processi e sentenze, i signori Englaro hanno aspettato che la società e le sue autorità riconoscessero la propria stessa legge, e hanno sacrificato a questa tremenda attesa la legge stessa dell’umanità, che viene prima e sopra quell’altra, e che ai loro occhi non si era mai offuscata. Ancora una volta, attraverso una famiglia, la legge dell’amore si è misurata con quella dello Stato, e di una religione che non dovrebbe essere di Stato, e la legge dell’amore ha tenacemente atteso, fino all’abnegazione. Ha voluto quello che le spettava: “la luce del sole”. Non c’è stata sfida, questa volta, non il gesto comprensibile e forse perfino ammirevole che tagliasse corto e separasse le persone dallo Stato, e nemmeno il compromesso tacito e ipocrita che tanto spesso supplisce all’ottusità: c’è stata una pazienza che dovrebbe chiamarsi eroica, se le stesse parole troppo forti non le fossero estranee. Ascoltavo le risposte di Beppino Englaro ieri, sul sito di questo giornale, ed ero spaventato da una calma ragionevole e argomentante appena sotto la quale si sentiva una tempesta. (”Quando la vedo, spaccherei il mondo”, aveva detto, dieci anni fa). Un importante monsignore ieri ha voluto invitare a una “minor emotività”! Ha voluto ancora evocare appelli e impugnazioni e annullamenti e ripensamenti, ha voluto ancora chiamare col nome oltraggioso di eutanasia la ratifica di una fine che si è consumata un immemorabile tempo fa. Come davanti alle porte del tempio di Welby, si sente la mancanza di quell’appello: Dio li perdoni. Per tutti questi anni il signor Englaro ha aspettato di poter usare il minuscolo avverbio “più”, e ieri l’ha fatto. Che cosa pensa delle polemiche? – gli chiedevano. “Non mi toccano più. Non mi riguardano più”. Più – ecco la parola della liberazione. D’ora in poi, ha detto, questa torna a essere una vicenda puramente famigliare. Gli hanno chiesto: “E chi vorrà vedere, a chi vorrà essere vicino in un momento come questo?”. “Mi basta e mi avanza mia moglie”. Era impressionante e grandioso il modo barbaro d’esser padre di Taras Bul’ba, è bellissimo il modo d’esser madre e padre dei signori Englaro – quel dire a voce bassa: “Io sono mia figlia”. Mi auguro che la volontà di discrezione non faccia dispiacere loro il sentimento col quale tanti di noi hanno accolto la sentenza di ieri, ma è un fatto che quando il caso, e quel caso speciale e traditore che è la disgrazia, mette a fuoco persone che si sarebbero tenute nella propria cerchia privata, se ne ricava una soggezione tanto più turbante per il contrasto con lo spettacolo pubblico e le sue quotidiane lotterie di capodanno. “Siamo orgogliosi di vivere in uno Stato di diritto”, ha detto ancora il signor Englaro. Anche questa è una frase da incidere, in questo momento, e a contrasto con questo momento. E si è guardato dal dire che cos’era fino a ieri, questo Stato, quando sentenziava di inchiodare senza fine al suo letto quel “purosangue della libertà” che era stata Eluana. Le questioni di vita e di morte andavano di traverso alla politica, che preferiva lasciarle a stregoni, preti e medici, salvo che nella propria versione specializzata, le questioni di guerra e di pace – cioé di guerra. Ora che non può farne a meno, ora che la vita dei vecchi non vuole più finire, e le macchine fanno miracoli, e i corpi benestanti vogliono assicurarsi corpi di scorta, la politica non può più voltare la testa dall’altra parte. Ma continua a farlo. A riconvocare certezze di preti, obiezioni d’incoscienza di medici, intime discrezioni di magistrati, unguenti di stregoni.

luglio 11, 2008

La dignità

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da La Stampa.it

del 10 luglio 2008

di Gian Enrico Rusconi

Nel caso di Eluana non si sta sopprimendo una vita umana, ma al contrario si sta riconoscendo la sua dignità. Il suo diritto a morire dignitosamente. Naturalmente secondo un criterio che non è quello bioteologico, cioè di chi considera il bios vegetativo come tale segno dell’impronta divina nell’uomo. La questione tuttavia è molto seria e va affrontata con ragionevolezza e rispetto reciproco delle differenti posizioni. Le convinzioni sulla vita e sulla morte, come quelle sulla famiglia e sul sesso, ci dividono profondamente. Ma se vogliamo vivere insieme in una comunità civile di cittadini, credenti e non credenti, dobbiamo coltivare attenzione reale per le ragioni di tutti. Questo non è «relativismo», ma segno della maturità di una società civile. Nessuno quindi – a cominciare dai rappresentanti della Chiesa – ha il diritto di usare argomenti infamanti o criminalizzanti contro chi ha preso la decisione di lasciar morire in pace Eluana. Oggi è rimesso in discussione che cosa sia la «vita», anzi la vita umana. La medicina ha alterato profondamente il rapporto tra biologico e meta-biologico. Il confine è diventato labile e incontrollabile. Noi vogliamo riappropriarci di questo territorio tenendo fermi alcuni criteri. Cominciando con l’affermare che è legittimo chiederci se una vita veramente vegetativa, senza alcuna possibilità di recupero, sia degna di essere vissuta. Porsi questo interrogativo non equivale a sostenere una selvaggia eutanasia, ma a ribadire la pienezza della dignità umana e quindi porre le premesse da cui discendono quesiti essenziali cui rispondere. Primo: chi ha la competenza di stabilire l’irreversibilità della condizione di una vita vegetativa? Secondo: chi ha il diritto di decidere sul destino di chi si trova in questa condizione? Mi pare che nel caso di Eluana entrambi i quesiti abbiano trovato una risposta ragionevole e accettabile. I medici hanno stabilito l’irrecuperabilità della ragazza a una vita degna di essere vissuta. Il padre come persona biologicamente, emotivamente, giuridicamente più vicina ha preso in piena consapevolezza la decisione di sospendere l’alimentazione. Responsabilmente e pubblicamente. Diciamolo pure brutalmente. Quanti casi analoghi sono decisi quotidianamente in modo cinico, ipocrita, sottobanco – magari (Dio non voglia!) con l’assenso tacito dei clericali «purché non si faccia scandalo»? Ben venga quindi un dibattito pubblico, forte ma leale. Con una premessa essenziale però: nel nostro Paese esiste una magistratura che su questa difficilissima materia sta muovendosi con scrupolo, ponderando tutte le ragioni in campo, tutti i diritti in gioco. Può sbagliare, naturalmente; le sue sentenze possono essere corrette o rettificate. Ma nessuno – con la presunzione di appartenere ad un ordine morale superiore – si azzardi a diffamarla. Magari in nome di una «sana laicità».

luglio 9, 2008

Ancora sull’Iphone

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Non vorrei passare per monotematico, ma mettiamo i puntini sulle i riguardo all’Iphone: pare proprio che Vodafone, forse anche a causa del mare di proteste montate sul web a causa dei piani tariffari proposti, abbia varato un nuovo tipo di abbonamento: 9 euro al mese (a cui però bisogna aggiungere i 5 euro e spiccioli di concessione governativa) senza alcunchè compreso, ovvero tutto quello che si consuma finisce in bolletta. Non mi pare vantaggiosissimo, anche se, credo, dovrebbe essere possibile utilizzare promozioni tipo Vodafone Infinity.

Altre due notiziole: Vodafone ha messo a pagamento, relativamente agli Iphone, perfino l’accesso ai propri hotspot wi-fi sparsi per il territorio, mentre la Tim lascia accesso gratuito ai suoi; l’Iphone di imminente commercializzazione in Italia sarà, notizia numero 2, sim-unlocked: ciò significa che sarà possibile dotarsi di Iphone e metterci poi sopra la propria sim Wind, o H3G, o, soprattutto, Vodafone o Tim ricaricabile; fermo restando, ovviamente, il pagamento del contratto di abbonamento che si è sottoscritto.

Per finire, l’Iphone 3G in vendita negli USA sarà invece sim-locked: ciò significa che, anche comprando negli States il melafonino, questo sarà vincolato alla sim AT&T; una brutta notizia, perchè se così non fosse stato una buona soluzione sarebbe potuta essere comprare (tramite amici residenti o turisti) oltreoceano l’apparecchio, anche insieme a una ricaricabile AT&T da lasciare inutilizzata, ed utilizzarlo in Italia con la propria sim. Per farlo, rebus sic stantibus, occorrerà procedere a sbloccare il telefonino (illegalmente): operazione che, stando alle notizie degli esperti, non si prevede possa essere facilmente praticabile a breve, a causa dei – pare – molto complessi mezzi di difesa predisposti.

Post scriptum: a confermare che il “ruolo del cattivo” in Italia è interpretato proprio da Vodafone e Tim è la notizia riportata da Iphoneitalia: la Apple è intervenuta in Canada ed in Svezia per costringere gli operatori locali a ritoccare al ribasso le esose tariffe poste sul mercato, in seguito alle proteste dei consumatori dei due paesi; non ci resta che sperare in un intervento analogo? D’altra parte, siamo o non siamo la repubblica delle banane?

luglio 4, 2008

Iphone Italia: la grande truffa…reprise!

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 1:31 pm
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La Vodafone conferma, purtroppo, le indiscrezioni riguardo alle tariffe che erano trapelate ieri; l’Iphone resterà dunque un prodotto per pochi. Peccato!

luglio 3, 2008

Iphone Italia: la grande truffa…

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 3:13 pm
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Intendiamoci, quando parlo di truffa, non intendo in senso penalistico. Eppure non mi viene in mente un altro modo per definire le offerte proposte dalle compagnie telefoniche che porteranno l’Iphone, l’oggetto del desiderio, in Italia. E’ notizia dell’ ultim’ora infatti che la Vodafone proporrà, per chi voglia portarsi a casa il gioiellino della Apple, questi piani tariffari (da iphone-italia.com):

* iPhone 400: 59 € al mese per 400 minuti + 400 SMS + 600 MB di traffico dati + iPhone da 8 GB a 199 € o da 16 GB a 269 €.
* iPhone 250: 79 € al mese per 250 minuti verso altri operatori + telefonate illimitate verso Vodafone + 250 SMS + 600 MB di traffico dati + + iPhone da 8 GB a 99 € o da 16 GB a 169 €.
* iPhone 900: 99 € al mese per 900 minuti verso altri operatori + telefonate illimitate verso Vodafone + 900 SMS + 600 MB di traffico dati + + iPhone da 8 GB a 49 € o da 16 GB a 119 €.

Mentre già da qualche giorno è nota l’offerta dell’altro gestore importatore dell’ Iphone, la Tim:

Mentre le cifre della Tim dovrebbero essere ufficiali, per quelle della Vodafone si tratta ancora solamente di indiscrezioni, seppure molto realistiche. Prendendo per buono quanto trapelato, davvero non si capisce il perchè di queste scelte. La strategia di vendita della Apple era stata dichiaratamente improntata a favorire la fascia più bassa di utenza, ovvero i giovani, e a tal scopo anche negli USA i prezzi erano stati molto ribassati (vedi il link più in basso). In Italia, invece, si punta come al solito solo sull’utenza più alta: questi prezzi sono palesemente solo alla portata di chi utilizza “professionalmente” il cellulare. Eppure c’erano tutti i presupposti per far sì che l’Iphone diventasse un vero oggetto di culto, su un mercato sterminato come quello italiano. Un esilarante contentino, se le indiscrezioni che trapelano saranno confermate, potrebbe essere regalato dalla Vodafone ai cosiddetti “giovani”: pacchetti settimanali da 3/10 euro per navigare entro una certa soglia di Mb scaricati. Ma quanti sono i “giovani”, togliendo i figli viziati dei più ricchi degli italiani, che potranno permettersi di spendere 499/569€ per mantenere la propria ricaricabile sul preziosissimo Iphone? Mah.

Unica speranza: che in questi giorni Tim e Vodafone fiutino l’aria, captino il malcontento e creino qualche abbonamento dal volto un pò più umano; altrimenti, chi può, compri all’estero il gadget dorato, stando bene attento a portare a casa la versione sbloccata e non vincolata alla sim di un operatore locale.

Nel frattempo, possiamo unirci al coro di coloro che protestano e hanno preparato una apposita petizione: su http://www.iphoneaffossato.com/ è possibile firmare ed effettuare un impietoso confronto delle tariffe proposte in Italia con quelle di cui usufruiranno nel resto del globo.

giugno 25, 2008

….Infamante?

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 1:26 pm
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Da Repubblica.it:

Il Vaticano: “Su Marcinkus-Orlandi
accuse infamanti verso un morto”

Nuove rivelazioni: la ragazza sequestrata perché il padre aveva visto documenti scottanti
Gli inquirenti potrebbero chiedere di ispezionare la tomba di De Pedis a Sant’Apollinare


Monsignor Marcinkus

CITTA’ DEL VATICANO – ”Infamanti” e ‘’senza fondamento”. Così la Santa sede definisce le accuse contro monsignor Paul Marcinkus in relazione al caso Orlandi, fatte da pentiti e super testimoni della Banda della Magliana. Ed emergono nuovi dettagli dell’interrogatorio di Sabrina Minardi: la ragazza sarebbe stata sequestrata perché il padre Ercole, commesso della prefettura della Casa pontificia, avrebbe avuto tra le mani documenti scottanti. Gli inquirenti potrebbero chiedere al Vaticano di ispezionare la tomba di Renatino De Pedis, sepolto nella chiesa romana di Sant’Apollinare.

La Santa Sede. In una dichiarazione il direttore della Sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha commentato le notizie relative al rapimento di Emanuela Orlandi e all’ipotesi di un diretto coinvolgimento dell’allora presidente dello Ior. ”La tragica vicenda della scomparsa della giovane Emanuela Orlandi è tornata di attualità nel mondo della informazione italiana. Colpisce il modo in cui ciò avviene, con l’amplissima divulgazione giornalistica di informazioni riservate, non sottoposte a verifica alcuna, provenienti da una testimonianza di valore estremamente dubbio. Si ravviva così il profondissimo dolore della famiglia Orlandi, senza dimostrare rispetto e umanità nei confronti di persone che già tanto hanno sofferto”.

“Accuse infamanti”. Secondo padre Federico Lombardi, si tratta di “accuse infamanti senza fondamento nei confronti di monsignor Marcinkus, morto da tempo e impossibilitato a difendersi. Non si vuole in alcun modo interferire con i compiti della magistratura nella sua doverosa verifica rigorosa di fatti e responsabilità – sottolinea il direttore della sala stampa vaticana -. Ma allo stesso tempo non si può non esprimere un vivo rammarico e biasimo per modi di informazione più debitori al sensazionalismo che alle esigenze della serietà e dell’etica professionale”.


L’ispezione alla tomba. Gli inquirenti romani titolari dell’inchiesta su Emanuela Orlandi potrebbero prendere in esame la possibilità di chiedere al Vaticano di ispezionare la tomba di De Pedis. A piazzale Clodio potrebbe essere valutata a breve la possibilità di verificare se la chiesa romana di Sant’Apollinare, dove si trovano i resti di “Renatino”, ucciso nel febbraio 1990, sia o meno sotto la giurisdizione dello Stato Vaticano. L’eventuale ispezione della tomba, che comunque dovrebbe essere autorizzata dalla Santa Sede, è stata più volte sollecitata dai familiari di Emanuela Orlandi.

Tra l’altro, in una puntata del programma “Chi l’ha visto” di qualche anno fa andò in onda la telefonata di un uomo il quale sosteneva che per scoprire la verità sulla ragazza scomparsa 25 anni fa si doveva “andare a vedere nella tomba di De Pedis”. In passato, alla richiesta di notizie sui motivi della sepoltura di “Renatino” a Sant’Apollinare, il Vaticano non ha mai risposto agli inquirenti. Nel 2005 inoltre il Vicariato di Roma non autorizzò la riesumazione del cadavere di De Pedis.

Il rettore della chiesa. “Le valutazioni competono ai magistrati, al Vicariato di Roma e alle famiglie coinvolte; se la decisione venisse presa da queste istituzioni, in maniera regolare, io non avrei certo niente da ridire”. Lo ha dichiarato a “24 minuti”, free press del gruppo “Il Sole 24 Ore”, don Pedro Huidobro, rettore della chiesa di Sant’Apollinare.

Il mistero della sepoltura. A parlare del mistero della sepoltura è stata la stessa Minardi agli inquirenti: secondo la donna, la sepoltura nella basilica scaturì dalle offerte, di svariati miliardi a quanto pare, fatte dalla moglie di De Pedis. Nella basilica vicino Piazza Navona venne sepolto De Pedis, dopo essere stato ucciso a colpi di pistola, nelle camere mortuarie sotterranee della basilica il 24 aprile 1990, dopo una prima tumulazione frettolosa al Verano. E secondo la ‘leggenda’ che aleggiava sul caso Orlandi i resti di Emanuela Orlandi riposerebbero proprio dietro la lapide con inciso il nome di De Pedis.

I motivi del rapimento. Intanto emergono altri particolari dell’interrogatorio di Sabrina Minardi, ex amante del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis, detto Renatino. Emanuela Orlandi, secondo la donna, sarebbe stata sequestrata perché il padre Ercole, commesso della prefettura della Casa pontificia, avrebbe avuto tra le mani alcuni documenti che non avrebbe dovuto vedere. La testimone delle indagini sul rapimento della ragazza riferisce confidenze che le avrebbe fatto il suo compagno di allora sotto l’effetto di cocaina. De Pedis le avrebbe ripetuto più volte che si trattava di un gioco di potere.

Il bambino scomparso. Domenico Nicitra, il bimbo di 11 anni scomparso il 21 giugno ‘93 assieme allo zio e figlio di un imputato del processo alla Banda della Magliana, sarebbe stato gettato vivo in una betoniera a Torvaianica. E’ un altro particolare, agghiacciante e contraddittorio, fornito agli inquirenti da Sabrina Minardi. Contraddittorio perché la teste sostiene di aver appreso la circostanza dal suo compagno dell’epoca che, però, nel ‘93 era già morto da tre anni.

La donna avrebbe pregato gli investigatori di andare a trovare le ossa della giovane che sarebbe stata gettata nella betoniera, come le avrebbe detto De Pedis. La Minardi dà anche alcune indicazioni sul cantiere che lei ricorda situato alla fine di Torvaianica, vicino ad un forno. L’episodio viene collocato temporalmente dalla Minardi in inverno, anche se le sue dichiarazioni sulle date sono a volte illogiche. ”

Visto che sono così esperti, ma più o meno infamante di seppellire in una basilica il capo di una feroce banda?!?

giugno 24, 2008

Lunga vita al re

Archiviato in: Zibaldone — sunriseb @ 9:48 am

Re Roger

Ammetto che quando l’ho visto, ieri, sono rimasto senza parole, folgorato dalla Sua eleganza (purtroppo non ho trovato – non ho avuto troppa voglia di – una foto più chiara). Re Roger, dopo il fantastatico completo pantaloni lunghi più giacca bianca dello scorso torneo, ha colpito ancora: quest’anno si è presentato in campo, al primo turno, con un ineffabile cardigan degno dei tempi che fu (con cui ha anche effettuato il riscaldamento, e, per inciso, visto l’avversario, avrebbe anche potuto giocarci), degno del primo Fred Perry. Diciamo la verità: l’avesse fatto chiunque altro, si sarebbe coperto di ridicolo. Ma su di Lui, Sua Maestà, sembra il capo più naturale della terra.

Grazie, Re Roger Federer! Io, Suo suddito, La amo alla follia!!!!!!!!!!!

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